Simposio 2010 sul tema: Salute | Giustizia | Potere
6–8 maggio 2010, Losanna, Svizzera, presso il Centre Hospitalier Universitaire Vaudois (CHUV)
Keynote speakers:
Pierre-Yves Maillard, Emmanuel Hirsch, Marcela Iacub, Frédérick Keck, Patrick Lagadec, Bernard Edelman
Comitato scientifico:
Dr. Thémélis Diamantis, Presidente del Comitato scientifico
Christophe Calame, Presidente della Società svizzera di filosofia
Prof. Dr. Lazare Benaroyo, Responsabile dell’Unità di etica presso il CHUV
Prof. Dr. Jacques Gasser, Responsabile della Commissione di scienze umane presso la Facoltà di biologia e medicina dell’Università di Losanna (UNIL)
Prof. Dr. Jean-Bernard Daeppen, Responsabile del Centro di trattamento per l’alcoologia
Dr. Alain Kaufmann, Responsabile dell’Interface Scienza–Società dell’UNIL
Dr. Hugues Poltier, MER presso la Sezione di filosofia dell’UNIL
Dr. Michel Vanni, Docente di filosofia
Corinne Noth, Collaboratrice della Direzione medica del CHUV
Philip Clark, Vicepresidente del Gruppo Vaud della Società svizzera di filosofia
Gabriel Dorthe, Vicepresidente del Gruppo Vaud della Società svizzera di filosofia
Il simposio è stato organizzato in collaborazione con:
Il Centro ospedaliero universitario del Canton Vaud (Centre Hospitalier Universitaire Vaudois: CHUV)
La Commissione di scienze umane presso la Facoltà di biologia e medicina dell’Università di Losanna
L’Interface Scienza–Società dell’Università di Losanna
Pubblicazione:
I contributi selezionati sono stati pubblicati in Studia Philosophica.
Argomento:
Il progresso tecnologico degli ultimi anni, ma in particolare le idee e le possibilità immaginabili sostenute da queste nuove tecniche, hanno provocato uno spostamento sostanziale di ciò che finora è stato considerato come il limite dell’essere umano. In futuro saranno possibili, negli ambiti della nascita e della morte, interventi capaci di modificare in modo duraturo il peso del destino che questi due concetti hanno finora comportato. La prospettiva di una salute del corpo destinata a durare per l’eternità non è più una pura chimera. La stessa identità del soggetto umano può subire trasformazioni che estendono sempre più i limiti dell’umano.
Tuttavia, un tale ampliamento comporta anche cambiamenti nell’ambito delle istituzioni incaricate proprio di definire e controllare questi limiti. Le istanze politiche e giuridiche devono ridefinire il campo della loro applicazione per mantenere sotto controllo le conseguenze e i rischi per la popolazione.
L’obiettivo di questo simposio era quello di interrogare, nel punto d’incontro tra salute, giustizia e potere, l’insieme delle pratiche generate da questi mutamenti. Non si tratta di contrapporre in modo reattivo a tali pratiche una presunta essenza umana ipotetica che non dovrebbe essere oltrepassata, bensì di elevare la riflessione a un livello adeguato a questa sfida.
Il simposio sarà costituito da tre seminari paralleli, destinati ad affrontare la tematica da tre prospettive diverse ma tra loro interconnesse. La questione fondamentale riguarda le possibilità offerte all’essere umano di reinventarsi radicalmente rispetto al proprio corpo, alle proprie istituzioni e alle proprie leggi.
Una mezza giornata sarà organizzata in collaborazione con la Commissione di scienze umane presso la Facoltà di biologia e medicina dell’Università di Losanna. Essa consisterà in una discussione sulle pratiche terapeutiche tra clinici e filosofi.
I. TRASFORMAZIONE DEI CORPI:
La medicina conosce davvero dei limiti? Oggi questi limiti sono senza dubbio in movimento, e si spostano verso la prospettiva cartesiana di una completa meccanizzazione del corpo umano e, di conseguenza, verso una riparazione indefinitamente prolungabile fino all’ipotesi dell’immortalità. La tecnologia medica condurrà a un’ulteriore fusione tra artefatto ed essere vivente? L’umanità transumana del XXI secolo seguirà la dimensione sovrumana del terribile XX secolo? Queste domande, del resto, non riguardano soltanto l’essere umano, ma tutti gli esseri viventi nelle molteplici relazioni loro imposte dall’uomo (si pensi, ad esempio, al caso della mucca pazza).
II. LOGICHE DEL POTERE:
La cura medica è una forma di potere? La globalizzazione dei rischi e della gestione dei rischi impone nuove esigenze alle strutture istituzionali e ai rappresentanti degli Stati. Come dovrebbero comportarsi di fronte ai cambiamenti climatici, agli spostamenti delle popolazioni, alle nuove pandemie, ecc.? La responsabilità per questi rischi, così come per i corpi stessi, richiede una ridefinizione del ruolo dello Stato e delle sue possibilità di intervento e di anticipazione. Quale grado di coercizione statale saranno disposti ad accettare i cittadini in nome della salute e della sicurezza?
III. LA GIUSTEZZA DELLE LEGGI:
Quale giustizia è necessaria quando l’accesso alle cure varia a seconda dei gruppi della popolazione? La problematica dell’accesso alle cure mediche si pone su due livelli: da un lato nel confronto con i rischi, le catastrofi, le pandemie, ecc.; dall’altro di fronte alle nuove esigenze di benessere rese possibili dalle tecniche di trasformazione e di produzione (chirurgia estetica, fecondazione artificiale, ecc.).
Si tratta di iscrivere nelle leggi il progresso e le nuove condizioni da esso generate. Fino a che punto siamo disposti a soddisfare esigenze quali la maternità in età avanzata, la fecondazione con lo sperma di un donatore deceduto, il desiderio di avere un figlio da parte di coppie omosessuali o profonde trasformazioni del corpo attraverso mezzi chirurgici, e quali condizioni giuridiche dovrebbero essere imposte?
La medicina ha a lungo definito la salute attraverso la celebre espressione del silenzio degli organi. La biopolitica classica consisteva nel considerare questo silenzio come qualcosa di positivo: finché la popolazione non moriva e non soffriva, lo Stato, in quanto amministratore delle anime e dei beni, aveva adempiuto al proprio ruolo.
Ma nel corso di una lunga e irreversibile trasformazione, la nostra società sembra formulare nuove esigenze che riguardano tanto l’aspetto dell’individuo quanto la sua prestazione, tanto la vita personale quanto l’organizzazione della comunità. Dopo questo lungo silenzio, gli organi sembrano ora improvvisamente parlare, se non addirittura gridare: nello sport come nell’alimentazione, nel piacere come nella cura, nella distribuzione dei mezzi e delle risorse mediche, fino alla nascita e alla morte.
Il corpo torna a parlare. Come nel carnevale, viene messo in scena nello spazio pubblico. Più che semplicemente essere un corpo, oggi vogliamo possedere e mantenere un corpo: allenato, su misura, tatuato, completamente trafitto e presto trasformato grazie alle nuove conquiste della neurologia e della genetica.
Forse il corpo più sano sarà presto quello che parla di più e che concentra nella propria sostanza tutta la sua vita, forse illimitata. È necessario riflettere su una tale espressione del corpo e della salute all’intersezione tra il pensiero filosofico e quelle discipline direttamente impegnate nella pratica.